Tornano le Giornate del Fai di primavera, sabato 27 e domenica 28 marzo. L'iniziativa, a Udine, è dedicata a Giulio Quaglio, pittore di origine comasca che regalò al capoluogo friulano i suoi grandi capolavori: nel 1694 affrescò la Cappella del Monte di Pietà e nel 1698 il Palazzo Antonini-Belgrado.
Il percorso d'arte studiato tra i palazzi e le chiese del capoluogo friulano propone la visita di siti non sempre accessibili al pubblico. Eccezionalmente per il Fai, durante le Giornate di Primavera il 27 e 28 marzo saranno accessibili dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.
Saranno aperti palazzo della Porta, ora sede della Curia arcivescovile in via Treppo; palazzo Antonini Belgrado, sede della Provincia, in piazza Patriarcato; la chiesa di San Leonardo, sede della fondazione Morpurgo Hofmann, in via Gorghi; palazzo Strassoldo Mantica, ora sede di Unicredit Banca, in via Vittorio Veneto; la chiesa di Santa Chiara, attuale sede dell'Educandato Uccellis, in via Giovanni da Udine; la cappella del Monte di Pietà, ora sede della Cassa di Risparmio, in via Del Monte; palazzo di Maniago, ora sede di Pricewaterhauscoopers, in via Poscolle 43; San Francesco della Vigna, in via Cussignacco.
Gli studenti delle scuole superiori della città svolgeranno il tradizionale ruolo di aspiranti-ciceroni. Inoltre, L'Unione delle Province del Friuli Venezia Giulia (Upi FVG) e il Fai hanno appena firmato una convenzione per valorizzare i beni culturali del territorio regionale attraverso il coinvolgimento degli studenti. A siglare l'accordo, nel palazzo della Provincia di Pordenone, sono stati i presidenti dell'Upi, Alessandro Ciriani, e del Fai regionale, Tiziana Sandrinelli.
La convenzione durerà dal 2010 al 2013 e promuoverà il progetto "Diamo un futuro la nostro passato", che permette ai ragazzi di accedere a sedi istituzionali, palazzi, castelli e luoghi legati alla storia delle loro città. I protagonisti saranno proprio gli studenti, i quali approfondiranno la conoscenza dei siti artistici, facendo anche da "apprendisti ciceroni".
"L'iniziativa ha registrato negli anni scorsi l'entusiastica adesione di 7 mila studenti delle quattro province che hanno potuto riscoprire, per esempio, il Teatro Verdi di Gorizia, il castello di Torre di Pordenone, l'archeologia d'età romana di Trieste, il Palazzo della Provincia di Udine.
"Diamo un futuro al nostro passato" insegna ai ragazzi a parlare in pubblico, li coinvolge e trasmette loro l'amore per l'arte e le bellezze del territorio" - ha spiegato Sandrinelli del Fai, ente che in 18 anni ha organizzato giornate per aprire in tutta Italia a 5 milioni di cittadini e 12 mila "ragazzi-ciceroni" luoghi d'arte normalmente chiusi al pubblico.
Secondo Ciriani "è una formula intelligente e pratica per ricostruire l'identità collettiva e il legame con la propria terra minacciato oggi dalla globalizzazione. I giovani scopriranno - ha continuato - che la nostra regione non è fatta solo di capannoni e economia, ma anche di arte e cultura."
Per la presidente della Provincia di Trieste Maria Teresa Bassa Poropat, ideatrice della prima edizione, "i ragazzi hanno dimostrato nello scorso triennio grande entusiasmo e disciplina".
In vista della prossima edizione, Fai e Upi stanno studiando la scelta dei siti e la pianificazione degli eventi assieme a studenti e insegnanti.
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