Friuli, 21 - 08 - 2008

Friuli Visions &Visuals…..

Si può ricordare la propria terra in molti modi. Una carta geografica è il modo più normale e tradizionale. Ripete il tessuto delle strade e degli insediamenti, i rapporti tra le parti e il tutto del territorio. Ormai però Google offre, a infinite scale, visioni aggiornate e perfette. Il programma Earth consente di riconoscere perfino la propria abitazione e di collocarla entro l’intero paesaggio terrestre. Esistono poi romanzi densi di dettagli e attenti all’emozione che i luoghi imprimono. Il cinema ripete fedelmente profili verticali e orizzontali entrando nei borghi e perfino nelle case così della pianura come della montagna. Esistono infine le guide turistiche: educano il viaggiatore segnalando di una regione le bellezze naturali e le tracce della storia. Il Friuli Visions & Visuals di Diego Cinello potrebbe rientrare in quest’ultimo genere letterario, ma con ironica anarchia e con esuberanza di particolari topografici. Se si considera il suo peregrinare in patria non disgiunto dal commento di Francesco Micelli che ha commentato le sue “ampie vedute”, si può capire la specificità di questo atlante, di questa originale descrizione della Patria del Friuli. Le immagini di Cinello non sono semplici fotografie, ma fotografie che seguono lo sguardo dell’autore saldando insieme scatto più scatto. Con la tecnica delle ampie panoramiche ci invita a seguire la sua perlustrazione dei paesaggi friulani. I piani del racconto - esplicitati dal testo scritto del suo collaboratore e amico – sono molteplici. Quello fondamentale è storico: si comincia con Aquileia, madre del Friuli, ma anche di Venezia e Trieste, si finisce con Gorizia non più frontiera, ma di cui non si ignora il duri passato. L’altro piano è quello naturalistico: i rilievi prealpini e alpini sono ripresi dall’alto e confrontati quasi con le scelte insediative degli uomini. La Carnia in specie è descritta in sintesi potenti immaginando la sapienza di chi ci ha preceduto come sguardo ripetuto e meditato. La passione di Cinello sono tuttavia le vedute delle colline moreniche, il preludio cioè della sinfonia alpina. Forgaria, San Daniele, Colloredo di Montalbano sono proposte come teatro di vita e come ameno contesto del nostro quotidiano. Le figure sono affascinanti, ma rassicurano solo chi intende rispettare gli equilibri paesaggistici. Nel momento in cui siamo guidati a riconoscere momenti del nostro vivere usuale, siamo invitati ad alzare lo sguardo e ad allargare le vedute, ma senza dimenticare le insidie del moderno e del postmoderno, i bassi orizzonti dell’interesse immediato. La combinazione di storia e natura considerata negli equilibri attuali è cioè ancora positiva, ma deve essere difesa. Udine che dilaga nelle campagne, Gorizia di cui si deve inventare la piazza cosmopolita diventano occasione per riflettere, mentre l’Abbazia di Rosazzo e Sacile, ma anche la Pordenone medievale, impongono il dovere di conservare. Un viaggio dunque entro la patria del Friuli dalle Alpi all’Adriatico accompagnati da una guida che non tace i suoi principi, l’esigenza di bellezza (i luoghi, i loro profili, i loro colori, il rapporto edifici-strade e verde delle campagne, il rumore e il silenzio che sottendono), la fiducia in un futuro di pace e di intelligente recupero. I paesaggi sono visti infatti dall’alto, non dunque da altezze satellitari o con occhi di geografo militare, per spiegarne più compiutamente la dimensione umana e per sottolineare in positivo le responsabilità di ciascuno.
In termini tecnici il libro si compone di 28 immagini, che sono a loro volta somma di più scatti (da 5 a 18), che si aprono fino moltiplicare due e tre volte il formato del volume. Raggiungono quasi gli 80 centimetri, ma sono consultabili facilmente grazie alla speciale rilegatura. Le figure sono commentate in due modi dal testo di Micelli, che ha cercato costantemente l’interpretazione più fedele delle intenzioni di Cinello. C’è dunque un testo che corre per una decina di pagine, tradotte in inglese da Evelyn Ann Todd; ci sono brevi didascalie che vorrebbero individuare l’ispirazione letteraria e culturale delle fotografie. Sono citati infatti Pacifico Valussi, Ippolito Nievo, Lea D’Orlandi, Elio Bartolini, Novella Cantarutti, Amedeo Giacomini… La qualità grafica è quella di Ferruccio Montanari, che per gli amici riesce sempre a trovare nuove idee e nuova razionalità. Tutto scorre elegante e chiaro quasi opera di un unico autore in perfetto accordo persino con il tipografo. Il sottotitolo Visions & Visuals – va finalmente osservato- deve la sua ironia ad Armando Mucchino, che sempre per amicizia, accompagnò con testo scientifico l’altra opera del Cinello, quel Friuli. Terra di larghe vedute ( Udine 2005) che per molti aspetti anticipa questo volume.
Tommaso Mazzoli



Foto Illegio (dimensioni reali cm 103 x 28 )