Friuli, 06 - 01 - 2009

Intervista a Franco Narducci, Segretario Generale del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero.

(Alla vigilia del tradizionale Incontro annuale e della Convention sulla partecipazione politica dei friulani nel mondo.) D. In sintesi, qual è il punto della situazione relativa al voto degli italiani all'estero? R. La storia, irta di ostacoli, della battaglia per l'esercizio del voto all'estero, ci ha insegnato che non bisogna mai abbassare la guardia e che le certezze non sono mai tali. É scandaloso dover prendere atto che un Paese come il nostro viene superato, in materia di diritti riconosciuti e garantiti ai propri cittadini all'estero, da altri che hanno tradizioni democratiche meno consolidate delle nostre. I 18 Parlamentari, provenienti da ogni parte del mondo, porteranno un vento nuovo nel panorama politico italiano che ha decisamente bisogno di provincializzarsi per osare di più sullo scacchiere internazionale. Ma bisogna continuamente vigilare per evitare che la spunti il partito trasversale dei frenatori che si annida sia in Parlamento che nei gangli dell'Amministrazione. D. Perché si manifestano questi interventi mirati a far slittare l'elezione della rappresentanza parlamentare degli italiani all'estero? R. Per egoismo, per difesa di interessi di bottega. In effetti, i 18 seggi (12 Deputati e 6 Senatori) spettanti alla "Circoscrizione Estero" non sono in aggiunta al numero dei Parlamentari da eleggere in Italia ma vengono sottratti da questi. Quindi, quelle formazione politiche che ritengono di avere poco da dire (e da prendere) nella rete della presenza italiana all'estero si muovono per rinviare - forse all'infinito - la partecipazione dei cittadini italiani residenti all'estero al processo politico-elettorale nazionale.Vorrei sottolineare che, nel frattempo, gli italiani all'estero hanno già votato tre volte denunciando, ripetutamente, le evidenti carenze dell'anagrafe. É essenziale che la logica delle larghe intese che fu alla base delle riforme costituzionali in materia ritrovi un suo spazio nell'agenda politica dei Partiti. In questa prospettiva, un ruolo importante deve giocare anche la fitta rete dell'associazionismo italiano nel mondo ed in particolare di quello regionale che ha i legami più strutturati con questa realtà. L'esercizio del voto all'estero rappresenta, comunque, un'ottima occasione per questa rete di rivitalizzare la propria presenza. D. Secondo la sua percezione delle cose, in questa materia, la stampa italiana in Italia e quella all'estero, fanno accuratamente il loro lavoro? R. Sicuramente l'informazione è insufficiente. Storicamente, l'attenzione dei media italiani nei confronti dei connazionali all'estero è stata nulla, salvo che in occasione di qualche tragedia luttuosa. Negli ultimi anni, vi è stato un lieve risveglio d'interesse che, di volta in volta, può anche aumentare d'intensità contestualmente a determinati eventi. La stampa italiana all'estero, invece, cura, per ovvie ragioni, non solo la questione del voto ma anche gli altri aspetti della vita della rete italiana nel mondo. Basti pensare alla promozione del 'sistema Italia'. Per le elezioni politiche del 2006, è indispensabile una campagna informativa ad hoc che coinvolga diversi attori, altrimenti sarà difficile raggiungere tutti gli aventi diritto al voto. Inoltre, sarà necessario individuare un format che possa interessare e coinvolgere le giovani generazioni che hanno una scarsa conoscenza di questa nuova possibilità, a loro disposizione, per rafforzare il loro legame con l'Italia. D. La questione del voto degli italiani all'estero è inscindibilmente legata alla precisa identificazione degli aventi diritto. Non mancano i problemi. A che punto siamo? R. Il tema dell'anagrafe degli italiani all'estero rappresenta, da decenni, una questione scottante. Solo in questi ultimi due o tre anni è stata avviata, con un minimo di professionalità un'azione di bonifica, ampliamento ed allineamento tra i dati del Ministero degli Interni e quelli del Ministero degli Affari Esteri. Fino a questo momento sono stati allineati 2.800.000 posizioni. E' un risultato considerevole che ha permesso di approntare un registro unico degli elettori piuttosto affidabile. Il lavoro deve continuare perché il sistema è ancora molto lacunoso; in effetti, le discrepanze sono ancora notevoli: nell'anagrafe dei Comuni esistono 700.000 posizioni non rintracciabili nell'anagrafe consolare, mentre 1.300.000 posizioni risultanti negli elenchi del Ministro degli Esteri non trovano corrispondenza in quelli degli Interni. Ora, queste posizioni non sono più allineabili per via informatica e sarà necessario lanciare un'operazione di mailing, invitando gli interessati a registrarsi. Accantonando temporaneamente chi non provvederà, questa procedura dovrebbe permettere di disporre di un elenco unico, base di un corpo elettorale certo.