Friuli, 21 - 08 - 2008

Progetto Visiti 2: L'esperienza in Australia di Lucrezia Maria Federico

Siamo partiti dall’ aeroporto “ Marco Polo “ di Venezia in sette ragazzi diretti in Australia. Per tre di noi era il primo volo che si è svolto in modo eccezionale!

Infatti non abbiamo avuto grossi problemi, grazie all’ esperienza degli altri siamo riusciti  a muoverci con una certa tranquillità. Il viaggio, per chi aveva avuto la fortuna di trovarsi vicino agli altri, è stato molto divertente, abbiamo tanto riso, scherzato e fatto un po’ i matti. Quando siamo arrivati a Sidney abbiamo dovuto separarci per proseguire nelle nostre città di destinazione.

Noi di Melbourne siamo arrivati in ritardo di un’ ora rispetto alla tabella di marcia. All’ arrivo c’ erano le famiglie a prenderci, dopo baci e abbracci ci siamo salutati per andare alle rispettive case. La primissima cosa che ho notato è stata nel parcheggio dell’ aeroporto, il cielo era altissimo e plumbeo,siamo arrivati in una tipica giornata  d’ inverno. La prima impressione che mi ha accompagnato per tutto il mio soggiorno sono stati i grandi spazi. Le strade larghissime e lunghe, i cartelloni, gli edifici persino gli alberi. È stato molto strano non ero abituata a questo paesaggio. La mia prima domanda è stata sul piatto tipico australiano. Con mia grande sorpresa ho scoperto che non esiste perché l’ Australia è una mescolanza di popoli e culture che si rispettano e cercano di conoscersi e apprendere qualcosa dall’ altro, quindi nessuno sovrasta l’ altro per imporre la propria cultura sebbene gli inglesi furono i primi a conquistarla.

Mentre osservavo stanca ma felice fuori dal finestrino dell’ automobile le varie immagini che mi si presentavano, squillò il cellulare, dovevamo andare ad incontrare Egilberto Martin. Abbiamo conosciuto così il responsabile del progetto “Visiti” australiano. I primi giorni sono trascorsi tranquillamente, ero ancora un po’ sballata dal fuso orario ma avevo tanta energia per osservare, per scoprire cose nuove e imparare. Il tre luglio io e Sara Bartolomeo insieme alle famiglie ospitanti siamo andate al meeting a scuola per sapere che cosa ci attendeva. Abbiamo conosciuto la preside e l’ insegnante che si sarebbe presa cura di noi, Ms Nadia Petrocco. Dopo averci spiegato che avremmo dovuto frequentare alcune lezioni insieme e altre da sole, indossare la divisa e averci augurato un buon soggiorno,  Ms Nadia Petrocco ci ha mostrato la scuola, il tragitto da percorrere ogni mattina e spiegato di alcuni servizi che potevamo usufruire. Il giorno dopo abbiamo incominciato la nostra prima giornata di scuola australiana. Siamo state “ affidate ” a delle ragazze che si sono prese cura di noi aiutandoci e spiegandoci ciò che non ci era chiaro. Le ragazze della scuola in maggioranza sono state veramente molto gentili e simpatiche, hanno dialogato con noi, ci hanno invitato a stare con loro e aiutato ad orientarci nel trovare le aule.

La scuola è molto diversa dalla nostra. Vi si recano dal lunedì al venerdì, hanno quattro ore di lezione, ma prima di incominciare si riuniscono in aule diverse per pregare, fare l’ appello e provvedere agli aggiornamenti. Dopo la prima ora hanno una pausa e dopo altre due ore hanno la pausa pranzo per poi terminare la giornata con l’ ultima ora. Hanno un altro rapporto con gli insegnanti infatti è più amichevole e “rilassato” però a volte capita che qualche ragazza non si comporti bene e gli insegnanti non dicano nulla, questo l’ ho trovato molto strano. Si possono scegliere le materie da seguire invece che un indirizzo e questo facilita molto gli studenti che non arrivano in alcune materie. Non ho mai assistito a compiti in classe o a interrogazioni, mi sembra di aver capito infatti che abbiano degli esami ogni “tot” settimane. Non possono indossare indumenti al di fuori della divisa, devono portare i capelli legati all’ indietro, possono portare solo un paio di orecchini nel lobo, un anello, coprire i piercing e non possono avere lo smalto sulle unghie e ovviamente portare il trucco. Tante ragazze però cercano di trasgredire le regole portando i capelli sciolti, truccandosi, non coprendo tutti i piercing  e laccandosi le unghie. Quando succede di venir scoperte, vengono mandate in un ufficio e li vengono struccate oppure vengono riprese e  devono provvedere a sistemare il loro aspetto. Una cosa che mi ha colpito è che quando viene scelta una lingua da studiare, la scuola provvede ad andare in gita in quel posto. Presto infatti le ragazze che hanno scelto la lingua italiana, verranno in Italia.

Nel fine settimana la mia famiglia e quella di Sara organizzavano gite per mostrarci la magnifica città di Melbourne. Il primo weekend ci hanno portato a Ballarat, il luogo dei cercatori d’ oro. Siamo andate in un museo particolare, perché potevi camminare per le strade della cittadina ( ricostruita  fedelmente all’epoca ) entrare nei negozi, assistere a degli spettacoli con le persone vestite negli abiti di quei anni che si comportavano come in quel tempo. Abbiamo cercato l’oro, visto come e dove vivevano, assistito alla fusione e alla colatura dell’ oro, assaggiato dolci tipici dell’ epoca. È stato molto bello, oltre al fatto che ci siamo divertite tantissimo, abbiamo imparato molto.

Il weekend successivo l’ ho impiegato per gli immensi negozi di Melbourne, dovevo cercare un vestito per il” Deb”. Si tratta di un ballo che fanno le ragazze per entrare nella società. Una volta aveva un significato diverso, era molto importante, adesso si fa per tradizione anche se per le ragazze ha sempre un gran valore perché ci tengono a dire e a prepararsi per il “Deb”. Infatti a scuola è un argomento ricorrente, tutte le ragazze sono molto eccitate nel raccontarlo. Per me è stata un’ esperienza magnifica! Così la sera successiva, tutta contenta l’ ho passata a divertirmi insieme agli australiani alla famiglia della ragazza che mi ha invitato e ai miei compagni di viaggio, escluso Federico. La domenica invece l’ abbiamo passata al museo, è grandissimo ha così tante cose che non siamo riuscite a vederle tutte. Mi è dispiaciuto non esserci tornata più, ma non ne avevamo il tempo.

Il quarto weekend siamo andati ad Apollo Bay. Abbiamo fatto circa 400 km ( all’ andata ) poco per loro dato che lì le distanze sono enormi! È stata una delle cose più belle che abbia mai visto. Le famiglie mia e di Sara ci hanno portato a vedere i 12 apostoli. Non si può spiegare la bellezza del luogo. Abbiamo alloggiato in un cottage e ne abbiamo approfittato per andare a vedere altre cose. Quello che mi è tanto piaciuto sono state le foreste, l’ oceano e il cielo pieno di stelle. Non come si possano immaginare quelle italiane, erano diverse, per la quantità, per la bellezza, per la luce, alcune erano cadenti e c’era  persino la via lattea. In pieno inverno eravamo sulla spiaggia senza cappotto  a passeggiare a piedi nudi sulla riva con i surfisti che si divertivano. È stata un ‘esperienza indimenticabile.

Nell’ ultimo weekend siamo andati allo zoo, in un enorme mercato, al club “ Fogolar Furlan” e allo stadio (il più grande al mondo) .

Al club ci siamo ritrovati tutti tranne Francesca ed Elena, abbiamo cenato, incontrato Egilberto Martin e siamo stati invitati a parlare sul palco. Abbiamo ballato e riso tanto. Siamo stati onorati di aver ricevuto il portachiavi del club “Fogolar Furlan” come soci onorari. 

Abbiamo avuto anche la gran fortuna di andare alla radio il “Globo”  dove insieme a Egilberto Martin siamo stati intervistati. Eravamo così emozionati che abbiamo perso un po’ il filo del discorso! A me non sembrava vero!

Inoltre siamo finiti sul giornale (sempre IL GLOBO) con una bella foto di noi in divisa.

Sono stata molto soddisfatta e contenta di questa esperienza, perché mi ha permesso di capire il modo di vivere australiano, l’ attaccamento alle radici italiane ( friulane ), la cultura e anche la storia sebbene non se ne parli tanto. Credo che questa iniziativa vada incentivata, perché permette a noi ragazzi di maturare e accrescere il nostro bagaglio di esperienze. Io ho avuto anche la fortuna di capitare in una famiglia splendida, che mi ha assistito e aiutato nel mio cammino, grazie a lei sono riuscita a scoprire aspetti che mi sarebbero sfuggiti da sola. Sono convinta che la ricchezza del progetto consista nell’ opportunità di andare in una famiglia e vivere l’ esperienza non da turista ma da studente che vive la vita di ogni giorno e cerca di capire come deve essere stato emigrare in un paese totalmente sconosciuto.


I miei ricordi