Cerimonia per onorare i caduti nella bonificazione dell’Agro Pontino

Commemorazione del defunto Presidente onorario Comm. Ettore Scaini

Come ogni anno dal 2007, data
dell’inaugurazione del monumento al Bonificatore, anche oggi siamo qui a
ricordare migliaia di caduti sul lavoro per il risanamento di zone paludose.

Oggi però insieme ai bonificatori
abbiamo l’obbligo di ricordare chi è stato l’ideatore e promotore di questa
opera monumentale, il comm. Ettore Scaini, che ci ha lasciato il 3 aprile scorso
all’età di 99 anni.

Per chi non ha avuto l’onore di
conoscerlo vorrei ricordare i dati salienti della sua lunga vita.

Nato a Varmo (Udine) nel 1914, non
ancora diciassettenne, il 27 novembre 1931, venne in Agro Pontino insieme al
fratello maggiore Luigi come lavoratore, ma solo dopo tre mesi, per evitare che
accadesse l’irreparabile, a causa del linfatismo, dovette ritornare in Friuli.
Anche il fratello Luigi ritornò a casa poco prima dell’inaugurazione di Latina
e convinse il padre, ex combattente, a chiedere l’assegnazione di un podere per
tutta la famiglia; da qui il trasferimento in Agro Pontino il 14 ottobre 1934.

Da questa esperienza è maturata l’idea
di un doveroso monumento a quanti caddero per l’Agro Pontino.

Per molti anni fece lavori da “uomo che
si è fatto da sé” come i veri pionieri ed esperimentò una serie di interventi
agrari, quindi fu assunto dall’Opera Nazionale Combattenti dove rimase per vari
anni mostrando la sua indole dinamica.

Richiamato sotto le armi, in guerra nei
Balcani, fece poi parte di formazioni partigiane toscane.

Tornato a Latina nel 1947, fu eletto
consigliere comunale; cominciò allora la sua ascesa pubblica.

Tra attività amministrative e
assistenziali, agricole e assicurative, si affermò nel portare a termine
numerosi progetti. Vivaista di levatura industriale, introdusse coltivazioni di
vitigni friulani e del kiwi. Ha fatto parte della Commissione nazionale
nell’assegnazione di premi per la creazione di nuove varietà di fiori e di
piante. Stimolò gli interventi di Latina e del Fogolâr Furlan a favore del
Friuli terremotato.

In età avanzata ha pubblicato alcune
raccolte di libera poesia dove esprime il suo slancio vitale con forza
d’origine.

Tra gli innumerevoli riconoscimenti
ottenuti voglio ricordare il premio “Giovanni da Udine” dato ai friulani che si
sono distinti a Roma e nel Lazio, il premio di poesia “Città di Latina” e la
cittadinanza onoraria del suo Comune di nascita Varmo.

Ma noi lo vogliamo ricordare come
presidente del Fogolâr Furlan di Latina e Agro Pontino, carica che ha ricoperto
per 40 anni con orgoglio per poter tramandare le tradizioni friulane e la
cultura.

Sempre in prima fila durante le
celebrazioni dei cinquantenari di Latina e Sabaudia, è riuscito a portare la
mostra dei “Longobardi” a Sabaudia e la mostra itinerante “Friuli una storia” a
Latina in occasione dei 50 anni del nostro sodalizio (2012).

In occasione del 70° di Latina Scaini
scriveva: “Di coloro che vennero a bonificare questo territorio molti ci hanno
lasciato e i pochi rimasti sono testimoni resi uniti, più che dal tempo,
dall’incomunicabilità con le nuove generazioni, che, insieme alla cultura dei
loro padri, rischiano di perdere il nesso con la storia e le loro radici. Un
forte ceppo delle etnie originarie dei pionieri è costituito dai friulani che,
anche grazie alla loro associazione, hanno continuato a mantenere, più che
altri, forti legami con le loro tradizioni e, con esse, il loro ancoraggio
culturale. Il patrimonio storico di una componente etnica importante per quantità
numerica e qualità di contenuti culturali come quella friulana, appartiene
ormai alla storia di questa città e a tutto l’Agro Pontino”.

Per il 50° del Fogolâr Furlan diceva: ”Sono
date significative per un sodalizio che ha inteso essere parte integrante della
popolazione pontina, sia pur suggerendo molte azioni dalle antiche tradizioni
della “Piccola Patria il Friuli”. I sacrifici immensi sostenuti dai pionieri
coloni, anche a costo della vita, hanno creato una pianura ubertosa e
rigogliosa che si impone all’ammirazione di chiunque l’abbia visitata. Una
terra resa fertile, irrigata da lacrime, soppesata dalla fatica, confortata
dalla speranza. Perché 50 anni sono importantissimi? 50 anni di rispetto delle
tradizioni d’origine, rispetto delle istituzioni, delle autorità, con la grande
volontà nel lavoro e di rispetto della famiglia con l’accordo e con l’amore”.

Molto altro ci sarebbe da dire sulla
figura di Ettore Scaini, ma chi l’ha conosciuto manterrà di lui un ricordo
indelebile.

Il Friuli ha avuto un grande campione
nella persona di Primo Carnera, orgoglio degli italiani e friulani nel mondo;
per noi friulani dell’Agro Pontino sei stato tu il gigante buono che non
dimenticheremo mai.

Grazie Ettore

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