Pechino: evento di solidarietà tra il Friuli e la Cina

da | Gen 19, 2026 | Primo piano

Da qui si vede meglio. Calvino letto in Cina: un pomeriggio nei vicoli storici, ramo dopo ramo

Leggere Calvino ad alta voce serve a capire se la stanza regge una regola; finché la pagina resta pagina, tutto sembra in ordine, ma quando la frase esce dalla carta comincia la prova. A Pechino l’ho capito subito: ho spostato una sedia; uno dei bambini si è girato e un rumore piccolo ha attraversato il tavolo. In certi posti lo capisci così: dall’attenzione che entra o che resta sulla soglia.

Martedì 9 dicembre 2025, dalle 14:00 alle 19:00, il Fogolâr Furlan di Pechino ha proposto “Da qui si vede meglio”, laboratorio di lettura su Il barone rampante con le bambine e i bambini del centro OVCI, in collaborazione con La Nostra Famiglia, in un hutong nei vicoli storici di Pechino, vicino a Qianmen.
OVCI opera nella cooperazione e nei progetti educativi; in questo caso lavora insieme a “La Nostra Famiglia”, rete socio-sanitaria e pedagogica che accompagna bambini e famiglie anche con percorsi di cura e riabilitazione. Il loro metodo si riconosce nei gesti prima che nelle definizioni: l’adulto regge la scena senza occuparla, la stanza viene preparata perché un ragazzo possa starci senza essere trascinato. Questo legame è arrivato fino a Pechino anche grazie a un filo costruito in Friuli, attraverso i poli di Pasian di Prato e San Vito al Tagliamento; una linea fatta di competenze condivise e telefonate fuori orario, tenuta viva da persone che rispondono anche quando sarebbe comodo rimandare.Il laboratorio si è svolto al Naga Tree Coffee, a ridosso del centro storico: il primo caffè senza barriere di Pechino, nel Sanjing Hutong. Qui la differenza si vede subito: la soglia non chiede spiegazioni. La scena peggiore -fermarsi e spiegare l’ingresso – non si presenta. Fuori la città resta piena di gradini che decidono per tutti; lì si passava e si cominciava.

Il testo scelto era Il barone rampante (1957), secondo romanzo della trilogia I nostri antenati; si apre con una data, 15 giugno 1767, e con un pranzo che si incrina. Cosimo rifiuta le lumache, sale sugli alberi e decide che non scenderà più; Calvino prende questa premessa e la governa come una regola, seguendola fino alle conseguenze. Cosimo si vincola e, dentro quel vincolo, inventa un modo di vivere. L’altezza, nel romanzo, è fatica organizzata: cambia lo sguardo perché costringe a scegliere il percorso. Il romanzo, su questo, è inflessibile. Cosimo passa di ramo in ramo; anche un’idea luminosa, lì, costa. Con i bambini il punto arriva senza anticamera. A un certo momento uno ha chiesto: “E se cade?”; una domanda che teneva dentro il patto e il costo del patto. La leggerezza di Calvino porta peso e lo fa con una precisione che non si mette in mostra. Poi hanno preso i pennarelli e Cosimo è ricomparso sul foglio: un ramo tracciato a mano per vedere se il vincolo regge.

Seguire questi percorsi costa fatica; la rete dei Fogolârs, con l’Ente Friuli nel Mondo a fare da raccordo, serve a questo: fare in modo che un incontro non resti un episodio. In pratica significa poco e preciso: un contatto che mette in relazione, uno spazio adatto che si trova—come il Naga Tree Coffee, dove la soglia non chiede spiegazioni.

Durante il laboratorio è intervenuto anche Francesco Bellissimo, chef e divulgatore italiano noto in Asia orientale, vicino al Fogolâr. Ha preparato dolci con i bambini e li ha condivisi con tutti. La lettura aveva aperto una direzione e la cucina l’ha resa concreta. Se il romanzo di Calvino esplode per colpa di un piatto di lumache rifiutato, in quell’hutong la tavola ha fatto l’opposto: ha ricomposto il gruppo in un gesto comune, trasformando il sapore in un ricordo condiviso.La scena aveva piccole imperfezioni: un cucchiaino ha battuto sul piattino e qualcuno ha riso; dal vicolo è entrato un rumore di passi e ruote, poi di nuovo silenzio. Più tardi una parola è scappata in cinese e ci siamo fermati un attimo, quel tanto che basta per ricordarci che siamo ospiti anche quando parliamo di casa. Il testo lavorava perché qualcuno ci metteva peso; la stanza rispondeva.

A un certo punto una bambina ha recitato a memoria alcuni versi di Li Bai. Non era un “momento poesia”: era un modo di mettere la lingua in mezzo al tavolo, come si fa con un bicchiere. Calvino apre con un rifiuto che spacca; lì, invece, la parola passava. La lingua cambiava, l’attenzione teneva.Resta la domanda che torna quando si è lontani: dov’è il Friuli, qui? Sta nel passaggio tra un episodio e una continuità. L’Ente Friuli nel Mondo serve a questo lavoro di fondo: tenere viva una memoria che funziona e farla circolare, perché un incontro non si consumi nel suo giorno. Calvino lo dice a modo suo: la posizione cambia ciò che vedi e ciò che devi rispondere. In un hutong vicino a Qianmen, per qualche ora, un libro è diventato un fatto; poi è tornata la parte difficile, quella che comincia quando bisogna decidere che cosa farne. Cosimo resta su. Noi siamo scesi nel traffico di Pechino e il giorno dopo eravamo già altrove. La regola chiede una cosa sola: scegliere il ramo. Quel pomeriggio lo abbiamo scelto insieme. Il resto è già ricominciato.

Daniele Macuglia Presidente del Fogolâr Furlan di Pechino

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