La 43a volta “Fieste de polente” a Mulhouse

L’annuale appuntamento del Fogolâr Furlan di Mulhouse voluto e ideato in Alsazia dal comm. Oreste D’Agosto

Per la 43a volta “Fieste de polente” a Mulhouse

di SILVANO BERTOSSI

Lo stemma del Fogolâr Furlan di Mulhouse ha campeggiato nella Sala Lucien Geng di Habsheim dove, per una intensa giornata, quella di domenica 21 ottobre, si è svolta la 43a edizione della “Fieste de polente”, un appuntamento che richiama, ad ogni edizione, friulani dei Fogolârs di Francia, Svizzera e Germania, oltre a simpatizzanti che sono vicini agli stessi Fogolârs.

Prima di tutto va rilevato che è stato il commendator Oreste D’Agosto, friulano originario di Basaldella, che attraverso il suo lavoro si è affermato in Francia ed è tenuto in alta considerazione in seno alla comunità dove vive, a mettere in piedi nel 1969 la prima festa dedicata interamente alla polenta. Un precursore, uno che ha intuito prima degli altri che la polenta, come pietanza friulana, poteva essere il legame affettivo e culturale per un popolo costretto ad emigrare. Agli inizi D’Agosto è stato sottovalutato e deriso, però lui ha tenuto duro tanto da continuare a proporre la sua idea per oltre quarant’anni. E questo è uno dei meriti, assieme ad altri collegati al rapporto mantenuto con la diaspora friulana in terra francese.

Alla 43a “Fieste de polente” hanno partecipato autorità di rilievo: il console generale a Mulhouse Marco Tornetta, l’on. Gianni Farina, l’assessore regionale Elio De Anna e non potevano mancare Piero Pittaro e Piero Villotta, rispettivamente presidente e vice presidente dell’Ente Friuli nel Mondo. Tutti d’accordo nel sottolineare il legame che esiste fra gli emigranti e la loro terra di origine, intesa come luogo di sentimenti e affetti. “Una grande risorsa – ha detto Pittaro – quella dei friulani sparsi per il mondo che, con il loro impegno e lavoro, si sono fatti apprezzare e stimare da tutti”.

E’ tradizione della festa quella di invitare un gruppo musicale facendolo venire direttamente dal Friuli per allietare il pomeriggio. Quindi non solo “polente, lujanis, muset e formadi”, ma anche un tocco musicale di intrattenimento. Quest’anno è stata invitata la “Nuova Banda di Carlino”, composta da 45 elementi, diretta dal maestro Flaviano Martinello e presieduta da Gianfranco Zanutta. Le adesioni al gruppo musicale carlinese provengono dal mondo giovanile e l’impegno è costante perché a Carlino viene organizzato, dal 2002, il concorso internazionale per clarinetto “Città di Carlino” al quale partecipano strumentisti provenienti da tutto il mondo.

Ha cucito i vari momenti con simpatia e calore Mario Tam che ha presentato il “Three Stars Country”, un gruppo che esegue balli su tipiche musiche country, e l’orchestra “New Regina”.

Alla festa della polenta di Mulhouse hanno partecipato anche tre gruppi di amatori della Cinquecento che hanno portato nel 1995, per interessamento di Valerio Sponticchia responsabile, allora, del sodalizio “Fiat 500 Club Friuli”, una Fiat 500 al Museo dell’automobile della città alsaziana. Erano presenti a Mulhouse il “Club Mezzo Mille Udine”, “Fiat 500 San Valentino” di Pordenone e “Pro Loco” di Valvasone che, accompagnati dall’assessore De Anna, anche lui un “cinquecentista”, hanno visitato il “Musee National de l’Automobile” che racconta l’avventura dell’automobile dal 1878 ai giorni nostri.

Le illustrazioni

di L. Vigevano

Una sessantina di illustrazioni, tutte in originale, apparse sul settimanale “Confidenze” dal 1975 al 1985 e alcune copertine di “Panorama”, opera di Luigi E. Vigevano, giornalista e pittore, hanno abbellito la “Fieste” dando un simpatico tocco artistico alla sala. Illustrazioni che ormai non si fanno più perché oggi si elaborano immagini al computer. Quelle di Vigevano, invece, sono eseguite e dipinte a mano e rappresentano fatti e interpretano racconti che le lettrici di “Confidenze” leggevano con molto interesse.

Tutte le illustrazioni, che erano corredate di un titolo scritto in italiano, francese e friulano, sono state molto apprezzate dal pubblico per l’immediatezza del tratto e l’equilibrio grafico delle immagini che hanno contribuito a rendere più vivi i racconti pubblicati sul settimanale. Si dirà disegni di altri tempi, però è proprio lì che sta il valore di quelle illustrazioni.

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