Proposta di Flash Mob per la Gnot dal Agaçon 2015

Da un’idea di Roberta Masetti

Noi friulani siamo sparsi in tutto il mondo. E così le tradizioni che sono state parte della mitologia e dei nostri sogni si perdono con la distanza e con il tempo. Nella notte di San Zuan, magica ma anche piena di significato perché segna il solstizio dell’estate e l’inizio del buon tempo, prendono corpo tutti quei rituali che erano così importanti per i nostri avi…

E dunque, se compiano un‘azione tutti insieme e nello stesso tempo, e in tutto il mondo, per rinvigorire quei gesti e quelle usanze, magari avremo successo e ci sentiremo vicini con il cuore, fratelli, e sicuramente riusciremo a tramandare un piccolo spicchio di cultura e lingua friulana alle nuove generazioni…

Quali tradizioni vogliamo riscattare? Le moglie, madri e figlie, compivano dei rituali propiziatori per assicurarsi il proseguimento della propria famiglia. Le ragazze da marito usavano erbe, alberi o anche animali per indovinare quale sarebbe stato il loro futuro, se si fossero innamorato, sposate, se avessero potuto avere dei figli. Erano solo queste infatti le uniche possibilità di realizzarsi nelle comunità contadine friulane di un tempo.

Perché la scelta di un flash mob?

Il flash mob è un’espressione spontanea di comunicazione diffusa attraverso la rete virtuale per unire le persone in un atto mirato a divulgare un’idea o l’appartenenza ad un gruppo. Questo modo di comunicare n aiuterà a compiere la stessa azione nello stesso momento anche se in luoghi diversi. Per partecipare basterà scegliere uno dei rituali che troverete sulla pagina http://fogolares.org/gnot/italiano/, eseguirlo la notte del 23 giugno, filmarlo o fotografarlo, anche con il cellulare, ed inviarlo entro il 29 giugno, specificando nome, luogo, città e paese  di provenienza,  a rosade@fogolares.org.

Con il patrocinio del Comune di Moruzzo, Amôrs Furlans – Sot dal tei, Società Friulana di Buenos Aires, Ente Friuli nel Mondo.

La rugiada di San Giovanni

“Presso la villa di Moruzzo, in un campo ai piedi della collina, esiste un noce molto, molto vecchio.Llo si può vedere da lontano svettare sopra la campagna, e sopra le sue radici, nere e nodose, ci si può accomodare per riposare un poco.

Giunge la primavera: fresca e fine nasce l’erba del prato si imbiancano di fiori le siepi ed i frutteti delle colline fioriscono a tal punto che sembrano colmi di fiocchi di neve. Ma il noce rimane asciutto e duro, inaridito che sembra non abbia più ne linfa nè vita..

Arriva l’estate: volano cantando gli uccellini nel folto della campagna, cresce alta l’erba del prato, e in superficie, secondando la brezza, sparge il suo seme l’erba . Ma il noce non germoglia, ancora i suoi rami sono intorpiditi, neri e ruvidi come ghiacciati nellaloro scorza invernale.

Il viandante che passa di là, notando quel brutto albero arido esclama: -Estirpatelo, fatene tanta legna ed ardetela nel fuoco-. Ma il contadino del paese, avvezzo a vederlo, risponde: -Lasciate che giunga la notte di San Giovanni!-.

La notte attesa arriva, esce la gente dalle case, e si sparge sui prati e sulle colline a raccogliere la rugiada. Stesi sull’erba al chiarore della luna, chi prega, chi canta, chi racconta la storia del santo.

E nella notte di san giovanni il noce di moruzzo all’improvviso germoglia, nascono le foglie e si formano le noci, è la rugiada santa che lo fa rivivere. Ma, in quella stessa notte, anche l’erba perde il suo seme, si dice che siano i cavalli del diavolo a spargerne il seme per far perdere il raccolto.

L’erba è leggera, e come certe persone muta faccia a seconda del vento che spira. Ma attenzione, la rugiada di San Giovanni che fa rivivere il noce è veleno per il seme dell’erba. Che infatti appassisce senza produrre frutto.”

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